UN FARO come avamposto per guardare orizzonti possibili e far luce sulla materia dei nostri ricordi e di quelli collettivi del l’isola Il mare come metafora costante del quotidiano, memoria soggettiva.
La banda del paese accoglie gli spettatori in un rito collettivo usuale dove già il luogo è esperienza unica. E Lucì ci compare davanti. Rubiamo frammenti della sua vita mentre abita il faro. Questo luogo diventa vivo al suono del suo interno/interiorità e al comparire delle grandi facce all’esterno che prendono forma dalla luce proiettata. Facce antiche le cui rughe sono mappe, o rotte: un coro greco. Sono i vecchi del paese, quelli che c’erano, quelli che la sanno che ci raccontano la vera storia: una donna coraggiosa che va oltre le convenzioni.
Una donna che immagina qualcosa di inimmaginabile nel ‘37 ma forse ancora oggi. Un essere umano rinnega il suo destino per intraprendere una strada che rende la sua vita viva e non solo galleggiante, come la storia di ciascuno può diventare materia da plasmare. Lucì è un simbolo, un antieroe, ma anche parte profonda dell’identità dell’isola.
Istruzioni per l’uso: filtrare la memoria di tutti, mescolare, guardare negli occhi Lucianna che non è solo una brava attrice ma il frutto del coraggio di sua nonna, nelle sue vene scorre quel sangue, nei suoi gesti e nella sua fierezza, un codice geneticamente tramandato, quello della farista. Spalanca le finestre del faro, il tempo non ha più confini, Lucianna è Lucì che mille volte e tutti i giorni quella finestra l’ha aperta come la sua vita per tre quarti mare e luce a tutto tondo.
Sola come una sirena, il suo canto distrae dal sogno per “intrappolare” i viaggiatori in una vita reale fatta di sette figli da vestire lavare saziare istruire e crescere nella possibilità di un futuro sogno realizzabile.
Roberta Lena
Ciò che rende potente il raggio del faro è la corona di lenti ottiche che, ruotando, in un gioco di specchi e di riflessi, amplifica la luce della lampadina posta al centro. La vicenda di Lucia Capuano, pur nell’eccezionalità delle circostanze legate al mestiere di guardiano del faro, è quell’umile lampadina; la memoria, il sogno e le illusioni di un’intera generazione, invece, la corona di lenti che irradia la luce fin dove lo sguardo può arrivare.
Salvatore Ronga
Quando penso a Lucì penso a una ragazzina bruciata dal sole, a una donna orgogliosa, a una madre con quattordici mani. Mi è piaciuto prenderla in braccio per sollevarla dall'ombra e riportarla nella luce che più le appartiene:quella d'un faro.
Laura Jacobbi
Il mare e le lacrime, infiniti percorsi di possibile interpretazione sonora, hanno altrettanti punti in comune. Gli occhi (la luce, le onde) ne sono il "media" che, nell'osservazione del primo, produce le seconde fatte della stessa consistenza e forza divenendo, sinesteticamente, il suono che sposa la voce e le visioni di Lucia.
Enzo Nini